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giovedì 11 dicembre 2008

Synplant: il synth ai tempi della sostenibilità

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Come ricorderete, alla fine della nostra intervista con Magnus Lidström di Sonic Charge dello scorso anno , lui ci aveva dato qualche indizio sulla relazione fra l'ambiente e il suo futuro nuovo prodotto.
Al tempo non conoscevamo ancora il suo nome, ma ora possiamo dire che effettivamente era tutto vero.
Synplant rappresenta una nuova forma di sintetizzatore software. Nelle parole del suo autore "Synplant ti permette di esplorare un mondo di suoni organici, piantando semi che crescendo diventano delle patch di sintetizzatore. Lo scopo del prodotto è di spostare il focus dal talvolta intricato processo di sintesi sonora, rendendo possibile creare suoni semplicemente usando le proprie orecchie".

Abbiamo potuto seguire lo sviluppo di Synplant sin dai suoi primi passi, e ora che è finalmente uscito siamo quasi eccitati come la prima volta che lo abbiamo visto. C'è una ragione per la quale sviluppatori come Magnus Lidström non pubblicano un plug-in ogni tre mesi, come fanno in molti. I suoi prodotti sono un lavoro di arte e artigianato, ogni caratteristica, ogni pixel è li' per una ragione ( e solitamente è più che buona!), e soprattutto sono una gioia da usare.
Suggeriamo di scaricare e provare Synplant, il demo può essere utilizzato per tre settimane con piena funzionalità, e il programma sottrae del tempo alla dimostrazione solo quando esso viene effettivamente utilizzato (prendete nota, sviluppatori...).

Ultimamente abbiamo rifatto due chiacchiere con Magnus, a proposito di Synplant, ecco il resoconto...

Oggi parole come bio, eco, ambiente, sostenibilità, sono dovunque: è questo che ti ha ispirato in qualche modo ad avere una sorta di visione bio-tecnologica per il tuo nuovo software?

Si, quando l'idea di Synplant è venuta fuori, stavo conducendo una campagna nella quale io donavo una parte degli introiti di Sonic Charge al WWF (e no, non intendo la World Wrestling Federation). Il piano originario era quello di presentare qualche plug-in gratis o molto economico, legato a questa campagna. Una volta che ho iniziato a lavorarci ho capito quanto fosse cool l'idea, e ho lasciato che si sviluppasse per quasi due anni finche' Synplant è diventato quello che vediamo oggi.
A parte questo, sono sempre stato affascinato e ispirato dalla natura e dalla biologia, e da come essa si relaziona con la tecnologia. Gli esseri umani hanno sempre rubato o rifinito idee che venivano dalla natura, e dove la nostra biologia ci ha limitato abbiamo sviluppato tecnologie per superare i nostri limiti (come l'aeroplano per volare, o il computer per ricordare cose e fare calcoli complessi). Quello che trovo piu' eccitante è quando la tecnologia va oltre l'essere un mero strumento o un aiuto per divenire invece un contributo attivo nel processo creativo. La vera magia per me è quando il computer mi sorprende con un nuovo suono o una melodia casuale che mi ispira a creare una certa canzone. Ora, sono davvero io il solo artista in questo processo?

Di solito l'interfaccia informa il modo in cui si approccia uno strumento e i risultati che se ottengono. Cosa ti aspetti dagli utenti di Synplant, rispetto all'uso di metodi di sintesi e strumenti piu' comuni?

Penso a Synplant come un concept synth, e non solo nel modo in cui tu interagisci con esso, ma anche per come suona. Synplant ospita qualcosa che può essere definito come un motore di sintetizzatore virtual analogue, ma è un motore che è stato progettato da zero per lavorare bene con i concetti di morphing graduale e di randomizzazione dei parametri. Inoltre, c'è nello stesso motore un certo grado di casualità incontrollata. Non volevo che questo strumento fosse cosi' roboticamente rigido e scientificamente esatto come MicroTonic. Spero che le persone siano ispirate dalla facilità con cui possono creare suoni completamente nuovi, e che diano libertà al loro "freak dei controlli" interiore.

Gli strumenti basati su touch screen sembrano essere la next big thing nella produzione musicale: che ne dici di una versione touch di Synplant, sembrerebbe fatto apposta?

Spaccherebbe, si. Io stesso mi sono procurato un iPod Touch per sperimentare. La mia prima reazione è stata "oh figo, molto meglio che usare il mouse..." ma il mio secondo pensiero è stato "oh, tutti questi bottoni sono cosi' grossi, le mie dita sono sempre state cosi' grosse?".
Se ci pensi, i touch screen sono stato in giro commercialmente anche più a lungo dei mouse, eppure non sono riusciti a irrompere nel mercato dei personal computer in nessun modo significativo. Mi piace la possibilità di usare delle "gestures", ma sto iniziando a chiedermi se non siano piu' adatte ad un trackpad come quello sui nuovi Macbook.
Ma vedo un potenziale per i touch screen per quanto riguarda le applicazioni musicali, naturalmente, e sarebbe fico sviluppare qualcosa per iPhone/iPod Touch. E' semplicemente il gadget più cool del millennio, fino ad ora. Ma, ed è triste dirlo, non ho neanche avuto il tempo di avviare il kit di sviluppo per iniziare a sperimentare.
Comunque abbi fede, mio figlio ha quasi quattro mesi ora, dunque fra venti anni penso che dovrei avere abbastanza tempo libero, eh eh eh!

venerdì 5 dicembre 2008

M-Tron Pro: il viaggio continua

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L'M-Tron, sin dalla sua uscita diversi anni fa, è stato un "must" per ogni amante di sonorità vintage. Ora con l'uscita di M-Tron Pro i tipi di GForce portano il concetto originario ad un nuovo livello.
Vi ricorderete probabilmente che la software house inglese ha pubblicato qualche mese fa un altro plug-in, Virtual String Machine, o VSM.
Bene, M-Tron Pro rappresenta la diretta evoluzione di entrambi questi plug-in. Possiede naturalmente i suoni dell'M-Tron, e ne aggiunge molti di nuovi, provenienti da rari nastri (45 nuovi tape-banks) e da altri strumenti cult in qualche modo imparentati al Mellotron (Birotron, Optigan, etc.).
Alcuni dei suoni già editi sono stati rimasterizzati agli Abbey Road Studios. Sapete, è roba un pò in età e ha bisogno di qualche trattamento di bellezza! Per chi odia il sistema originario di riproduzione dei suoni del Mellotron e dell'M-tron (gli 8 secondi), beh, ora c'e' anche la possibilita' di usare i suoni loopati. Vi prego, non ditelo ai puristi, grazie!
M-Tron Pro eredita invece da VSM il motore del sampler e le possibilità di controllo. Praticamente se conoscete già VSM vi sentirete a casa. E gli utenti dell'M-Tron saranno piacevolmente stupiti dalle potenzialità di controllo presenti su questa nuova versione: dual layer e split keyboard, 29 parametri per layer, vintage-style ensemble e delay, low-pass, band-pass e high-pass filtro risonante, dynamic keyboard control, con aftertouch sul filtro.
Aspettate, c'è dell'altro: hanno aggiunto anche le funzionalita' Tape Reverse e Tape Half Speed, che permettono di alterare ulteriormente i suoni, in maniera interessante.

Come in VSM, ci sono tonnellate di bei preset creati da artisti e sound-designer di fama internazionale. Anche il buon vecchio Wakeman fa parte del team, speriamo non abbia bruciato il suo monitor dopo aver creato i preset!
Una menzione speciale va poi al... manuale in pdf. Questo è uno dei casi in cui mi sarebbe piaciuto averlo stampato, dal momento che è una lettura davvero utile e divertente. Non saltatelo, ok?

Detto questo, se avete l'M-Tron e desiderate avere maggiore controllo e molti suoni in più (oops, vi ho detto che ci sono anche dei cori del Roland VP300?), comprate l'upgrade senza esitare.
L' M-Tron Pro Upgrade costa €59.00 (più IVA).
Se invece siete nuovi a queste sonorità, date un'occhiata al sito GForce e ascoltate un pò di demo. Ci sono buone possibilità che vi innamoriate dell'M-Tron Pro e finiate per comprarlo. Con €139.00 (più IVA) avrete ore e ore di spasso, fidatevi. La distribuzione italiana è a cura di Soundwave.

Piattaforme: standalone, RTAS and VST su Windows XP/SP2, Vista 32, Vista 64, RTAS, AU and VST su OS X 10.4.x, OSX 10.5.x.


Leggi anche l'intervista con Dave Spiers, co-fondatore di GForce.

lunedì 3 novembre 2008

Drum machines su nastro: Goldbaby


Hugo Tichborne è il nome che sta dietro al marchio neozelandese Goldbaby Productions, o piu' semplicemente Goldbaby. La sua missione era ed è piuttosto "semplice": creare i migliori campionamenti di drum machine vintage sul mercato.
Ok, tutti sappiamo che in giro si trovano tonnellate di campioni di questo tipo, sia gratuiti che a pagamento, ma nella missione di Hugo c'è un valore aggiunto: registrare questi vecchi strumenti su nastro e poi campionare il tutto con la maggior cura possibile (e vendendo il risultato ad un prezzo che tutti possono permettersi).
Gli ultimi prodotti Goldbaby si chiamano Tape Drum Machines vol.1 and vol.2.
Il primo volume comprende Linn LM-1, MBase01, Roland TR-505, Boss DR110, Sequential Tom, 4 In The Floor, Yamaha MR-10, MRX-185, Emu Drumulator e MPC The Kit (include come bonus una rom based 808)
Il secondo annovera invece Linn Drum, CR-78, TR-626, DDR-30, Bohm, DR-55, RPM-40, RX-5, KPR-77 and the Synsonics Pro.
In entrambi i casi i registratori a nastro utilizzati sono: Ampex valve 1/2 inch 2 track, Otari MX5050 1/4 inch 2 track, Teac A-350 Cassette Deck e un Hitachi 3 head Cassette deck.
In totale si ottengono rispettivamente 1482 e 1838 campioni a 24bit (per chi volesse saperlo, la scheda audio utilizzata è la celebre Metric Halo ULN-2), e i campionatori supportati direttamente sono Battery 3 e Guru. Ovviamente è possibile utilizzare i file .wav importandoli in qualsiasi altro campionatore.
Fra l'altro, i kit/preset disponibili in Battery e Guru usano solo una piccola porzione dei samples presenti. Dunque ognuno puo' divertirsi (o perdere del sonno, o entrambi) a creare i propri kit. Sarebbe interessante (e apprezzato dagli utenti un pò pigri come il sottoscritto) se Goldbaby mettesse a disposizione degli utenti un forum dove poter condividere i propri kit, no?

Come previsto, queste librerie rendono pienamente giustizia (e forse più) ai prodotti originali. La qualità/dinamica audio è superiore alla maggior parte dei prodotti simili che io abbia usato. E, a parte le drum machine più famose, è positivo poter disporre anche di modelli più oscuri/esotici: per esempio, la Synsonics è molto usata da queste parti ultimamente!
In ogni caso, ascoltate i demo presenti sul sito Goldbaby se siete ancora dubbiosi, ma a 29$ per libreria non ci dovreste pensare due volte!

Abbiamo chiesto a Hugo di dirci qualcosa di più su di lui, sul suo business e sul nuovo prodotto a cui sta lavorando. Ecco a voi Mr.Goldbaby...



Hugo, sei uno dei più conosciuti fanatici di drum machines sul web! Come è iniziato tutto questo, un regalo dei tuoi o cosa?

Ho iniziato a entrare nel campio della tecnologia musicale e nella musica elettronica a metà anni 80. Lavoravo dopo scuola, lavando i pavimenti per avere abbastanza soldi da poter comprare un Moog MG-1 di seconda mano, che ancora possiedo! La prima drum machine che ho suonato era una Yamaha RX7. Non potevo permettermela, ma di solito andavo nei weekend nel negozio di musica locale per "provarla un pò". Devono essersi stancati di me! Comunque non mi sono addentrato seriamente nel mondo delle drum machines fino a quando non ho preso un MPC60, il capolavoro di Roger Linn. Poi ho comprato una TR-606, TR-808, CR-78, CR-8000, DDR-30, Mbase... ora non mi fermo più! Poi ho incontrato Steve, che è un collezionista serio. Ha oltre 100 vintage drum machines. E' comodo conoscere gente cosi', posso noleggiarmi qualcosa quando ne ho bisogno per campionarlo. Lui ha davvero della roba rara e incredibile!

Come nasce l'idea del registrare su nastro? E' dovuto alla saturazione, al modo in cui il nastro "ammorbidisce" determinate frequenze/transienti, o è semplicemente che molti di noi sono cresciuti con quel suono nelle orecchie, e dunque ci rende il tutto più familiare?

Ho sempre saputo che le batterie suonassero bene su nastro. Ho lavorato in uno studio che aveva un Fairlight MFX 2 e uno Studer 24 tracce da 2 pollici. Il Fairlight era incredibile, ma quando si trattava di batterie tornavamo sempre al nastro. Hai ragione, e' la saturazione, quel modo di trattare le frequenze. O forse è solo voodoo! Qualsiasi cosa sia, mi piace quello che il nastro fa a una cassa di 808!

Herbert, il dj/produttore/compositore, discutendo di originalità in una intervista ha detto "se usi una 909 come decine di migliaia di altre persone nel mondo, sarà molto più difficile risultare originali". Questa cosa ti fa sentire in qualche modo colpevole per l'aver diffuso ancora altri suoni di 909 nel mondo?

I campioni di batteria sono solo degli strumenti. Il modo in cui li usi sarà diverso da una persona all'altra. So di clienti che usano la 909 per fare Drum and Bass, House, Techno, Hip Hop, Dub Step, e ancora altro. Io mi limito a fornire gli strumenti. I miei clienti ci mettono l'originalità. Ricorda, la 909 era stata progettata originariamente per essere una batteria realistica. Ma ha fallito miseramente in questo e invece è divenuta l'icona di un certo suono futuristico che ha contribuito a dare forma alla musica dance moderna. Ci sono stati innumerevoli campioni di 909 in giro da quando il campionamento ha avuto inizio. La mia missione era quella di creare i migliori campioni di 909.

Usi anche drum machines in versione software? Quali sono i tuoi plug-in preferiti e cosa gli manca, facendo un paragone con la roba vintage?

Personalmente sono un fan di Guru, uno strumento potente e stimolante. Ma uso anche MicroTonic, è un ottimo software "analogico". Ma trovo ancora il tempo per i miei vecchi strumenti. Il carattere e i limiti di quelle macchine ti fanno concentrare su idee semplici. Un campionatore con solo 5 secondi di campionamento ti costringe ad essere creativo. Un synth senza midi ti costringe a suonarlo dal vivo. E poi una salutare dose di nostalgia tiene sempre il mio studio pieno di roba vintage...

Vedremo mai da Goldbaby un plug-in tipo Virtual String Machine di GForce? Intendo un virtual instrument basato sui campionamenti ma con dei veri controlli?

Diamine, si! Ci metterei la firma! Purtroppo non ho competenze in fatto di programmazione. Ma se uno sviluppatore volesse fare qualcosa del genere con me, non mi spiacerebbe.

Ho letto che stai lavorando su un nuovo prodotto, potresti dirci qualcosa di più?

E' basato sugli E-mu SP1200 e SP12. Immagina dei campioni sporchi a 12 bit attraverso i filtri analogici SSM2044 (qui trovate maggiori informazioni su questo celebre chip - nda). Mi sto proprio divertendo con queste due leggende. La prima volta che ho provato la funzione di campionamento ho usato una 808 come sorgente sonora. Riproducendo la cassa della 808 attraverso l'SP1200 ero un pò deluso nel sentire l'aliasing granuloso a 12bit. Poi l'ho passata attraverso il suo VCF interno...ahhhhhh, molto meglio! Quell'aliasing 12 bit e' magico su rullanti e hi-hat. I filtri danno calore a tom e casse. Ha un carattere cosi' diverso dal mio altro campionatore a 12bit, l'MPC60...

venerdì 10 ottobre 2008

Riverbero da Hollywood

(photo: Vlastula on Flickr)

C'e' un grosso numero di Impulse Responses (o IR) sul web, sia a pagamento che gratis.
Certo, si possono anche trovare dei buoni IR gratuiti, ma se dovessi scegliere un nome in questo campo, andrei a occhi chiusi su quello di Ernest Cholakis (e il suo brand Numerical Sound).
Ernerst è una sorta di scienziato pazzo del campo, e probabilmente ne sa più di chiunque altro.
Quando ho saputo che stava per pubblicare una nuova libreria, chiamata Hollywood Impulse Responses (o HIR), sapevo già di volerci mettere le mani quanto prima.

Dalla descrizione ufficiale del prodotto: "HIR e' ispirato agli ambienti sonori di una ventina di film hollywoodiani di successo, girati fra il 1977 e il 2006, registrati in famosi sound stage e hall sinfoniche".

HIR e' una libreria di 1.1 gigabytes (in diversi formati, WAV, AIFF, SD, 24 and 32bit) compatibile con Mac e PC. Naturalmente la scelta del programma di convoluzione nel quale caricare la libreria e' lasciata all'utente. Ce ne sono tanti in circolazione (Space Designer, Pristine Space, etc.), per l'articolo e' stato usato Altiverb.

HIR offre alcune caratteristiche uniche: e' stato pensato come un partner perfetto per strumenti singoli, grazie a 6 set di IR filtrati sulle alte frequenze in modo da combaciare con l'estensione (C2, G2, C3, G3, C4, and G4) degli strumenti acustici piu' diffusi. Per esempio, se si tratta di una traccia di violoncello, si otterrano migliori risultati usando uno degli impulsi C2, e cosi' via.
Un'altra caratteristica interessante riguarda il timbro: ci sono cinque variazioni per ogni IR: Dark, Warm, Flat, Clear and Bright, che possono essere usate per alterare anche piuttosto radicalmente il timbro percepito di uno strumento o di un ensembre. Ernest sostiene che il risultato non e' riproducibile con nessun EQ, e chi sono per io per dissentire?


HIR e' molto diverso da altri prodotti del genere sul mercato, soprattutto in quanto non prova a emulare degli spazi acustici reali. La sua ispirazione viene, come detto, dagli ambienti sonori dei film hollywoodiani, enormi e come si suol dire "larger than life". Torniamo per un attimo alle parole di Ernest: "il materiale in queste registrazioni spesso conteneva piu' energia sui bassi e medio bassi rispetto a spazi acustici "normali" paragonabili, di conseguenza le dimensioni percepite dello spazio riverberante sono spesso maggiori di quanto le dimensioni fisiche di questi studi sarebbero in grado di creare".

Giusto qualche altro numero: la lunghezza dei riverberi va da 4.112 a 11.013 secondi, con quattro tipologie chiamate Small Sound Stage, Medium Sound Stage, Large Symphony Hall, Huge Sound Stage.
In totale ci sono 600 IR, divisi in quei sei gruppi di note visti prima.
In realta' HIR non e' una questione di quantita', ma di qualità e unicità.
Ho potuto provare la libreria sia su tracce audio, sia su strumenti virtuali e funziona alla grande su entrambe le cose. In particolare gli strumenti virtuali piu' asettici e piu' asciutti prendono davvero una nuova vita!

Certo, HIR non e' un prodotto per tutti, ma se vi occupate di sound-design e se volete dare un suono "larger than life" alle vostre tracce, io lo prenderei al volo. E' un investimento (129.95 dollari) che si ripaga benissimo.


Una nostra intervista con Ernest Cholakis riguardo la sua partnership con Dan Dean, ProAudioVault.

mercoledì 25 giugno 2008

Logic keyboard cover: scorciatoie per tutti!

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Immaginiamo che abbiate comprato da poco Logic 8 (Pro o Express). Come con altri software altrettanto complessi, una delle migliori cose da fare per impratichirsi è imparare le scorciatoie da tastiera. Velocizza il lavoro e lo rende più facile.
Si possono imparare le scorciatoie in Logic girando per i menu o guardando nelle apposite preferenze. Ma ci vuole tempo, e non è così divertente (soprattutto se, come me, non siete bravi nel memorizzare questo tipo di cose)
Qualche tempo fa, girellando sul web, mi ero imbattuto in un'azienda chiamata KB Covers. Vendevano appunto copritastiere di silicone, creati per le tastiere Apple, e pensati per i software più celebri (Photoshop, FinalCut, ProTools, etc.). Ricordo di aver pensato "sarebbe bello avere una cosa del genere anche per Logic".
La comunicazione telepatica deve aver funzionato, ed ecco qui i copritastiera per Logic Pro ed Express 8.

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Ne ho appena preso uno, e devo dire che il risultato è esattamente quello che mi aspettavo, e forse ancora migliore. Ci vogliono pochi secondi per appoggiare il copritastiera sulla tastiera Apple (ci sono due versioni, una per la tastiera standard ed una per quella più recente, ultra-sottile). Naturalmente ho scelto la versione European ISO, che va bene per le tastiere italiane.
La prima cosa che si nota è l'alta qualità del processo di stampa, testi e colori sono perfetti. Devo dire che ero un pò scettico circa le sensazioni tattili derivanti da un copritastiera fatto di silicone. E invece sono piacevolmente sorpreso dalla morbidezza e dal comfort offerto dal prodotto, al punto che spesso dimentico di toglierlo alla fine del lavoro con Logic!
Il copritastiera per Logic (realizzato con la consulenza di Orrent Merton, autore di vari libri dedicati a Logic), come detto, fa in maniera egregia quello che deve. Se non avete bisogno di personalizzare le scorciatoie e non siete utenti avanzati con alle spalle un sacco di tempo speso nell'affinarle, questo prodotto rappresenta un'ottimo acquisto. Costa negli States $39.95, non è pochissimo ma se pensate che per acquistare una tastiera dedicata ci vuole almeno tre volte tanto, converrete che è un prezzo più che accettabile. Ah, è anche lavabile, bene!
Ultima osservazione: il prodotto come detto è rivolto agli utenti di Logic 8. Ma visto che mi ritrovavo anche una copia di Logic 7 ho provato a verificare l'usabilità della cover anche per questa versione. Dopo un paio di ore e la consultazione di alcuni pdf (il manuale di Logic, più uno dal sito di Edgar Rothermich e uno trovato sul forum LogicProHelp), posso dire che la cosa è fattibile. Si perdono due/tre tasti, a causa dell'aggiunta in Logic 8 di alcuni nuovi comandi. Ma il resto si può risolvere, molti comandi sono stati semplicemente rinominati e cambiati nella combinazione di tasti. Dunque basta provvedere a personalizzare le scorciatoie cercando di farle coincidere con quelle della versione di Logic più recente. In questo, i pdf visti più sopra sono di fondamentale aiuto!

Nota finale per i tipi di KB Covers: la vostra keyboard cover mi piace, ma vi prego... rendete più facilmente apribili i vostri blister. Sono quasi a prova di bomba!

martedì 17 giugno 2008

Nuova vita per strumenti antichi: realsamples

Alcuni anni fa mi trovavo in un museo di strumenti musicali all'estero, e pur essendo colpito dall'incredibile bellezza di quelle spinette e di quegli antichi pianoforti, devo ammettere che l'esperienza fu dolorosa: avrei voluto "saltare" sugli strumenti e provarli uno per uno!
Fortunatamente a volte la tecnologia viene in aiuto: il produttore di librerie di campioni, realsamples, ha infatti da poco reso disponibile una serie di prodotti molto interessanti che va sotto il nome di Beurmann Edition.
Si tratta di 8 librerie per 8 diversi strumenti, acquistabili singolarmente o come bundle (risparmiando un po' di soldi).
Per gli amanti di strumenti antichi la Beurmann Edition è una manna dal cielo. La qualità degli strumenti (3 clavicembali, 1 spinetta, 1 celesta-dulcitone, 3 pianoforti) e il modo con cui sono stati registrati fanno sicuramente risaltare queste librerie nell'affollato mercato dei samples.
Abbiamo avuto la possibilità di provare tre di questi prodotti: English Spinet, Grand Piano (Erard Pianoforte) e Dulcitone-Celesta.
Visto che il sito realsamples è ricco di informazioni sugli strumenti non ripeterò qui le stesse cose. Dirò solo che le parole chiave in questo caso sono qualità e sonorità/emozioni fuori dal tempo. A meno che voi non siate possessori di uno strumento simile, i risultati offerti da queste librerie sono fra quanto di meglio si possa oggi trovare in giro.
Una piccola osservazione: può sembrare ovvio, ma non aspettatevi dalla Beurmann Edition quelle sonorità pompate o ultra-perfettine caratteristiche degli strumenti moderni e delle relative librerie di campioni. Qui parliamo di roba di un'altra era, e l'unicità dei timbri e delle dinamiche ci mette magari un pò per essere pienamente compresa e apprezzata.
Le librerie sono disponibili su DVD (a volte multiplo) per i seguenti formati: EXS24, Halion, Giga and Kontakt 2 formats (16 and 24 bit, 44.1 and 48 khz).
Nota per utenti Logic (almeno quelli ancora su 7.x.x): visto che i nomi dei file sono gli stessi fra le varie librerie, l'EXS potrebbe avere problemi ad associare strumenti e campioni. Se dovesse succedere, il mio consiglio è di usare il Project Manager (o, nella versione 8, la Browser Window che dovrebbe svolgere compiti simili). Lo sviluppatore è comunque al corrente della cosa ed ha assicurato che se ne occuperà nelle prossime revisioni.
I prezzi per le singole librerie vanno da $ 139.95 a $ 159.95 ($ 999.95 per il bundle).
L'unica cosa che manca (ma non è colpa di realsamples) e'...ehm... la sensazione fisica: suonare questi strumenti attraverso una tastiera MIDI non regala proprio le stesse sensazioni...

Come potete vedere, c'erano motivi a sufficienza per provare a saperne di piu' sulla Beurmann Edition. Abbiamo fatto alcune domande a Nicolay Ketterer, la mente dietro realsamples. Dalle sue lunghe e dettagliate risposte potete capire quanto queste librerie siano un vero lavoro d'amore.

Come nasce l'idea della Beurmann Edition? Come sono stati scelti gli strumenti?

Il Professor Beurmann ha una vasta collezione di strumenti antichi e una buona parte di essa può essere ammirata nel Museum für Kunst und Gewerbe in Hamburg. Ma i visitatori non possono suonare questi strumenti, sarebbe troppo difficile mantenerli intonati e alcuni di essi sono molto fragili, potrebbero rompersi.
Ma in fondo che valore musicale hanno gli strumenti antichi se rimangono silenziosi?
Così è venuta fuori l'idea di renderli suonabili attraverso i campionatori software. E' bello sentire questi suoni che tornano in vita e vengono usati nelle produzioni attuali.
Dobbiamo tenere in mente che questi strumenti sono al top del loro settore, e sono ricercati e senza paragoni allo stesso modo in cui può esserlo uno Stradivari. Sarebbe un vero peccato se non usassimo più questi suoni oggi. Gli strumenti costruiti oggi suonano differenti. In parte è dovuto al processo di invecchiamento, il legno suona diversamente quando è vecchio. Cosi' come una vecchia Fender suona in maniera diversa rispetto ad una nuova. Non necessariamente meglio in ogni caso, ma comunque diversa. Puoi quasi percepire e sentire la storia dello strumento quando lo suoni.
Lo stesso vale per i vecchi pianoforti della collezione. Non hanno quel suono moderno a cui siamo abituati per esempio dallo Steinway, ma uno piuttosto diverso, un suono di classe. I pianoforti di Johann Andreas Stein erano i preferiti di Mozart, per esempio. Hanno un'attitudine barocca che si sposa bene anche con molti stili di oggi. Il pianoforte Erard è l'ideale per i lavori di Chopin e funziona alla grande per ogni tipo di musica dotata di personalità.
Per queste librerie abbiamo scelto strumenti con caratteristiche distintive e che hanno avuto un impatto storico significativo.

Nel tuo sito web ci sono informazioni riguardo il set-up usato per registrare questi strumenti. Hai fatto varie prove prima di fare quelle scelte? Ti andrebbe di condividere con i nostri lettori alcuni dettagli sulle registrazioni

Se dovessi registrare una band pop rock, andrei su "colori" che si legano bene al tipo di musica, tipo per delle chitarre elettriche proverei un Royer R121 con un Chandler Germanium. Ma con strumenti antichi che sono capolavori e che hanno un suono molto omogeneo e bilanciato, non hai bisogno di un colore particolare. Allo stesso tempo, non volevo registrare con una set-up di registrazione "noioso".
Bisogna tenere in mente che campionare è una cosa completamente diversa rispetto alla semplice registrazione di una performance: invece di suonare uno strumento, in realtà suoni un intero mix - ogni singolo tasto nel campionatore si comporta come una traccia in un ambiente multi-traccia. Sovrapponi su vari livelli i campioni fino ad avere una performance completa. Se usi in registrazione delle macchine troppo colorate, questo colore andrà via via a rafforzarsi e alla fine il risultato potrebbe essere un pò troppo "impastato", poco definito.
E se usi macchine con un cattivo rapporto segnale/rumore, il rumore diventerà via via maggiore e si potrebbe sentire, specialmente con strumenti quieti come clavicembali e spinette, o le ottave basse del piano.


Il mio obiettivo principale era quello di trovare un set-up di registrazione che avesse una certa fedeltà e allo stesso tempo un'anima "musicale", un calore naturale, mantenendo un suono puro e di classe.
Prima di iniziare a registrare ho ascoltato a fondo gli strumenti cercando di capire quale fosse la loro vera anima, ciò che li rende diversi dagli altri.
Da lì ho iniziato a costruire il set-up per la registrazione, in modo che focalizzasse quell'elemento peculiare. Per i microfoni abbiamo fatto due scelte: il suono neutrale ma allo stesso tempo corposo e presente di un paio di vecchi Neumann TLM 170. Mentre per alcuni strumenti ho preferito un paio di Royer 122V a nastro. Hanno uno stadio valvolare e un'uscita più alta dei tradizionali microfoni a nastro, ed hanno permesso di ottenere delle belle sfumature sulle alte frequenze, che si adattavano bene ad alcuni clavicembali e al pianoforte Traugott Berndt. Mi piace anche quello che questi microfoni fanno sulle frequenze medie, e il modo in cui registrano i transienti.


Riguardo il preamp, non volevo usarne uno che fosse troppo riconoscibile. Abbiamo finito per usare il CraneSong Flamingo, che offre basso rumore di fondo e un suono neutrale ma niente affatto sterile.
La simulazione del trasformatore e la funzione "warmth" ci hanno dato una grande versatilità quando è stato necessario, e così non abbiamo avuto bisogno di usare vari preamp nelle varie session.
Una cosa spesso sottovalutata nelle registrazioni digitali è il convertitore. Quando ho sentito per la prima volta la differenza fra alcuni convertitori RME e quelli di prodotti di livello audiofilo, mi è sembrata incredibile. Un campionatore è un tool digitale e riprodurrà uno strumento in maniera digitale, allora per cercare di catturare gli strumenti in modo organico ho deciso di affidarmi ai convertitori dello Universal Audio 2192. Non suonano aspri come altri convertitori.
Mi piace condividere queste informazioni, in quanto rivelano una certa idea dietro l'intero lavoro, e la cura con cui sono state affrontate le registrazioni. Non avrebbe avuto senso dire semplicemente che sono state fatte "con equipaggiamento professionale".

Queste librerie sono compatibili con tutti i formati di sampler più popolari. Usi dei software per la conversione automatica o li adatti manualmente a mano uno per uno?

La maggior parte dei formati sono aggiustati uno a uno. Alcuni non funzionano bene con i software di conversione automatica, per es. il formato Gigastudio, e dunque esso viene lavorato in modo specifico. Altri formati, come Halion, posso essere convertiti facilmente.

Qui su AudioNewsRoom amiamo il suono di strumenti un pò inusuali, come il Dulcitone. Ci possiamo aspettare qualche altra uscita di questo tipo, un pò fuori dai sentieri battuti?

Anch'io amo il Dulcitone, è uno dei miei preferiti. Quel suono un pò sgraziato e allo stesso tempo innocente, pieno di patina e carattere, mostra quel il campionamento può raggiungere: se senti i campioni ben difficilmente riuscirai a distinguerli dallo strumento vero. Ci saranno altri strumenti inusuali nel prossimo futuro, ma non posso dirti di più al momento, eh eh!

mercoledì 4 giugno 2008

Effectrix: smanettamento creativo


L'ultima uscita della software house tedesca SugarBytes, Effectrix, è un multi-effetto basato su step sequencer a 32 step. Il concept è molto interessante, sia per l'interfaccia visiva piacevole e ben concepita, che per le possibilità creative offerte all'utente.
Effectrix comprende 14 effetti: da quelli a più classici come phaser, reverb, delay, filtering, a quelli più sperimentali e più ricercati (specie da chi fa musica elettronica) come x-loop, stutter, loop stretch, reverse, etc.
Se a questo aggiungete le possibilità di modulazione (2 Modulation sequencers per effetto), concorderete con noi che Effectrix ha davvero molto da offrire.
Ogni effetto ha il suo posto nella matrice dello step sequencer, ed è molto semplice iniziare a manipolare le tracce su cui Effectrix viene applicato, anche perche' l'interfaccia lo rende una gioia da usare.
I più scettici diranno: ok, carino, ma alla fine l'effetto è statico e ripetitivo, mi piacerebbe che introducesse delle variazioni. Beh, si può fare.
Effectrix ha una funzione di pattern che permette di usare la tastiera MIDI (o l'automazione del vostro programma) per creare delle variazioni al volo appunto fra vari pattern di effetti che avrete precedentemente impostato.
Effectrix ci è piaciuto non perche' sia rivoluzionario dal punto di vista sonoro, quanto perche' rende questi processi di manipolazione creativa molto più facili e divertenti. E secondo noi il flusso di lavoro è una delle cose più importanti all'interno del processo creativo.
E poi, il vostro/la vostra partner sarà più felice se passate più tempo insieme, invece di addormentarvi davanti al monitor ;-)
Dunque, chi ha bisogno di Effectrix? Se siete esperti di Max/Mps o guru di Live, forse non ne avete bisogno. Ma se state cercando una soluzione tutto-in-uno facile e potente per quelle sonorità che caratterizzano molta della produzione musicale contemporanea, dovreste proprio dare un'occhiata ai video sul sito SugarBytes e soprattutto scaricarvi il demo. Scommettiamo che vi metterà il sorriso!

Note tecniche: funziona su Mac OS X e Windows, come VST e AU. Gli utenti Mac in particolare saranno molto felici per l'uscita di questo plug-in che va a coprire un'area un pò scoperta del mercato. Non e' un software molto esigente in termini di risorse di cpu. La prima versione aveva problemi di stabilità, ma l'ultimo update li ha brillantemente risolti.
Una richiesta per la prossima revisione: sarebbe utile avere un controllo mix.

Prezzo: 99 € / 129 $. Se fosse un pò più basso, potreste tenere qualche birra in più nel frigo, visto che l'estate sta arrivando. Ma se considerate Effectrix per quello che offre e per il tempo che vi permette di risparmiare per ottenere certi risultati, pensiamo che sia un prezzo onesto.
Alcuni utenti Pc potrebbero dire: "Se posso avere Glitch gratis, perche' mi dovrebbe interessare Effectrix?". Beh, lunga vita ai prodotti freeware (quando non fanno schifo, e Glitch è di sicuro una gemma), ma non pensiamo sia giusto paragonare questi due prodotti.
Effectrix ha delle caratteristiche che lo rendono unico. Inoltre è un prodotto compatibile con più ambienti. E sviluppare e supportare professionalmente del software su più ambienti comporta inevitabilmente tempi e costi non indifferenti.
Ora, basta con le chiacchiere, aprite il demo e decidete voi stessi!

mercoledì 28 maggio 2008

Devastor

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Probabilmente conoscerete già la software house polacca d16 per i suoi strumenti software, in particolare le emulazioni di drum-machine classiche. Devastor, rappresenta invece il primo effetto della casa (ed è anche il primo dei loro plug-in ad essere compatibile anche con lo standard AU di Apple). Si tratta di un distorsore multibanda, ed è una sorta di estensione del modulo presente in Phoscyon (bass-line synth).
Beh, se volete aggiungere colore e un pò di sana sporcizia alle vostre tracce, Devastor è quello che fa per voi. E' molto facile ottenere buoni risultati, e si adatta bene a varie fonti sonore (basso, synth, chitarre, percussioni, etc.). I preset sono un buon punto di partenza (attenzione però al loro volume e alle vostre orecchie, il tutto richiederebbe un'ottimizzazione).
Forse Devastor non sostituirà il vostro costosissimo outboard dedicato alla distorsione (se siete così fortunati da averne uno!), ma rappresenta certamente uno dei migliori (leggi: musicali) risultati in fatto di distorsione "generata dal computer" che abbiamo potuto ascoltare sino ad ora. E in più ha ovviamente tutti i vantaggi derivanti dall'essere un plug-in (istanze multiple, preset, automazione, etc.). Non ha richieste eccessive per quanto riguarda la cpu, e può essere usato anche su macchine non nuove (vedi screenshot qui sotto, un Devastor su un EVP88, il tutto su un G5 2x2ghz).

Picture 1.png


Non vi annoieremo con dettagli tecnici, anche perche' d16 offre un comodo manuale online (trovate anche un pdf da scaricare).

Cosa ci piacerebbe vedere in una prossima revisione? A parte una sistemata ai livelli di output dei preset (vedi sopra), la gestione delle manopole andrebbe un pò migliorata. La sensibilità non è eccellente, e sarebbe utile anche poter usare la rotellina del mouse, come in altri plug-in. A parte questo, forse potrebbe anche essere utile aggiungere una manopola "Mix". Comunque siamo alla versione 1.0.0. Sono certo che i tipi di d16 daranno ascolto alle richieste dei loro clienti..
Quanto costa? Abbiamo lasciato questo discorso alla fine, perche' se avessimo iniziato dicendo "costa solo 29 euro, non state a pensarci" Devastor sarebbe stato percepito solo come un software molto economico e poco più. La verità è che con 29 euro vi ritrovate con uno dei più interessanti distorsori multibanda oggi disponibili.
Ah, potete scaricare il demo sul sito d16, dunque non avete scuse!

Per coloro che attendono la versione AU del resto del catalogo d16, abbiamo qualche novità direttamente dalla Polonia: "stiamo lavorando sulle conversioni, ma è molto difficile perche' abbiamo iniziato col solo standard VST; comunque di recente abbiamo cambiato il nostro framework di programmazione. Questo ci permette di scrivere codice completamente trasparente e compilarlo come AU, VST, RTAS (in futuro quando avremo la licenza). Il primo prodotto ad essere convertito sarà Nepheton, in quanto è uno degli ultimi plug-in ed è scritto in maniera più flessibile. Poi Drumazon, ma è piuttosto simile a Nepheton per la maniera in cui è scritto, per cui non ci vorrà molto tempo fra i due. Phoscyon richiede più lavoro, il suo codice andrà cambiato del 90%, ma è comprensibile, è stato il nostro primo plug-in, scritto in maniera monolitica..."

sabato 26 gennaio 2008

Sonic Joy Awards 2007

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I Sonic Joy Awards 2007 rappresentano una selezione di quello che ci ha colpito di più fra i prodotti usciti nel 2007. Nessuna pretesa di assoluto, è "solo" il meglio di quello che abbiamo avuto modo di provare/vedere/ascoltare. E allora, via con i Sonic Joy Awards 2007...

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Soundtoys Native Bundle v3: sonorità vintage da sorriso immediato!

AudioEase Speakerphone: un concetto unico e un prodotto assolutamente brillante, una benedizione per molti...

Sonalksis TBK3: a volte hai bisogno di una sola, sporca, manopola!

Universal Audio Uad-1 Neve Bundle: un altro capolavoro da quei maghi di UA... se solo le loro card fossero più... oops!


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Gforce VSM: signori e signore,the pads-machine!

ProAudioVault BDMO: beh, prima di tutto è un Bluthner e non i soliti Steinway o Bosendorfer. Il suono e le caratteristiche aggiuntive lo rendono un acquisto praticamente obbligato per chi usa pianoforti virtuali!

NI FM8: questa è facile, amavamo l'FM7, quindi...

Arturia Jupiter 8: perche' ci piacerebbe vedere più sintetizzatori con bottoni colorati e perche' Arturia ha fatto un bel lavoro. Se solo non necessitasse della chiave Synchrosoft...


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monome apps: questo premio è una sorta di tributo all'intelligenza collettiva della monome community, ed in particolare a mr. monome Brian Crabtree, Stretta e Steve Duda.

Intermorphic noatikl: i creatori di Koan sono tornati, e danno nuova vita alla musica generativa

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Yamaha TENORI-ON: perche' è immensamente divertente, perche' aiutera' probabilmente ad arrestare la piaga del "controllo di email sul palco", e perche' auspicabilmente apre nuove porte alla produzione in massa di nuovi strumenti/interfacce musicali


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Eowave Eobody2 + sensors: controllare il suono in maniera "alternativa" non è mai stato cosi facile.

giovedì 20 dicembre 2007

TENORI-ON & monome: fianco a fianco

Abbiamo chiesto ad uno pochi fortunati possessori di entrambe queste macchine, di fare una sorta di comparazione fianco a fianco. Abbiamo ottenuto anche dei consigli piuttosto pratici sull'utilizzo e la configurazione di entrambi...

Ciao, prima di tutto vorrei che ti presentassi ai nostri lettori parlando un pò del tuo background, etc.
Ciao, mi chiamo Ashley Brown, ho 29 anni e vengo da Coventry, in Inghilterra.
Il mio background è semplice. Ho sempre amato tutti i tipi di musica ma come teenager, al momento giusto, cioé nel 1990 mi sono appassionato alla musica elettronica e rave. Più tardi al drum and bass, e per 8 anni ho fatto il dj mentre imparavo a produrre, continuando ad ascoltare le cose più diverse e sperimentali. Ho passato gli ultimi 2 anni facendo produzioni e mettendo su un'etichetta per produttori che abbiano un simile interesse nella musica sperimentale. La mia prima release è stata passata su BBC Radio 1 e l'ep successivo ha ricevuto buoni consensi nel mondo indie. Il mio album di debutto è previsto per il prossimo anno, e farò anche un tour in Giappone per promuoverlo.

Sei uno dei pochi fortunati possessori di due fra i più chiacchierati "strumenti" del 2007, il TENORI-ON ed il monome.
Sono due cose molto differenti, uno è un vero e proprio strumento mentre l'altro è un puro controller. Come mai vengono spesso comparati? E cosa ti ha portato a comprarli entrambi?

Penso che la ragione principale per la quale vengono comparati è che entrambi hanno bottoni che si illuminano e che rappresentano fantastiche interfacce musicali futuristiche.
Ho tenuto d'occhio il monome per un anno. Per me come laptop artist, l'esibizione live può essere una cosa difficile da bilanciare sotto il punto di vista sonoro e visivo. Nel monome ho visto una bella possibilità per me di esibirmi in un modo più divertente ed intuitivo, senza star a cliccare maniacalmente col mouse.
Il TENORI-ON mi ha subito interessato come strumento per il live per il fatto che sapevo che avrebbe colpito il pubblico dal punto di vista visivo.
Mi sono inoltre innamorato dell'idea che sta dietro al concept della macchina, ed anche del fatto che potessi mettermi dovunque a comporre musica, bastano batterie e cuffia.
Li ho comprati entrambi visto che ho pensato che le mie performance live ne avrebbero beneficiato. Inoltre, non conosco nessun altro che li abbia entrambi, quindi quando mi esibisco non passo inosservato!

Ora che hai passato del tempo con queste macchine, ci puoi dare una lista di pro e contro?
monome
Pro: facile da usare, divertente, limitato solo dalle applicazioni scritte per esso, costruito in maniera solida, un bel forum molto aperto e un gran customer service.
Contro: il setup e far funzionare le applicazioni nel modo che vuoi richiede un pò di tempo e smanettamento, il tutto compensato dai punti di sopra circa l'aspetto open source e di community dove l'inventore è ben felice di aiutarti.

TENORI-ON
Pro: unico, divertente, facile da usare, sbalorditivo da guardare, interessanti modalità compositive che non avresti da uno strumento convenzionale.
Contro: suoni e sampling limitati, i dati che è in grado di inviare, le connessioni, niente forum, troppo costoso, il fatto che i suoni non siano editabili.

Il monome è una macchina molto semplice, il vero potenziale è fornito dal numero crescente di applicazioni sviluppate all'interno della sua community. So che hai provato diverse di esse, ce ne puoi parlare?
Come ho detto prima, guardavo ad applicazioni come mlr per l'uso dal vivo e questo è stato il primo passo. E' stato cosi' facile e cosi' intuitivo che la prima volta devo aver passato almeno 30 minuti con 7 loop di batteria.
Molte applicazioni sono state scritte da Brian, il creatore del monome, ma nel forum ci sono anche altri contributi che ho testato e che rendono davvero divertente l'uso del monome. Molte applicazioni possono inviare midi out, attraverso un cavo o tramite MidiYoke come router software. Ho una patch per controllare la MachineDrum, e una per controllare un synth sperimentale in Reaktor 5 ed è tutto immensamente divertente. Una delle cose più piacevoli è Life, un'applicazione ispirata alla teoria Game of Life di Conway, ho preso un'uscita midi da essa e l'ho mandata in un synth di reaktor con degli effetti ed è stato un paradiso di glitch sonico! La cosa bella è che puoi anche usare max in rewire dentro un host. Così, se hai un pc o un mac abbastanza potente puoi far girare max/msp e monome insieme al tuo setup esistente, che nel mio caso è costituito da varie istanza di Reaktor 5. In più puoi aggiungere plug-in di effetti nel mixer di uscita, specialmente quelli che richiedono un segnale di clock come Glitch. Questo è il mio setup segreto.

Quando ho potuto provare brevemente il TENORI-ON ho avuto dei dubbi circa la sua solidità, visto il rumore che veniva dai tasti. Cosa mi dici della tua esperienza?
Si, quando ci passi sopra il dito, fa uno strano rumorino tipo crepitio, come se i tasti stessero per cadere via. In verità quando lo usi ti accorgi che è costruito in maniera solida. Sia il TENORI-ON che il monome sono pezzi d'arte, e sebbene questo avvenga in misura maggiore nel caso del monome, entrambi sono assemblati a mano ed hanno un qualcosa di personale.

Andiamo al punto cruciale: queste macchine stanno cambiando il tuo modo di fare musica, e come?
Le cose sono cambiate solo nel senso che posso usare una patch semi-generativa sul monome come input e modificare il plug-in vst per creare suoni ancora più interessanti nella creazione di soundscape. Il TENORI-ON mi ha influenzato nel pensare di aggiungere suoni più emotivi e "normali" nei mie beats e blips cyber glitch. L'ho usato anche per prendere appunti musicali di tanto in tanto, per poi portarli in studio e progredire da li'.
Dal punto di vista della performance dal vivo, è qui che questi strumenti hanno davvero funzionato. Hanno reso i miei spettacoli più interessanti e ad essere onesto, più godibili anche per me. Ho il TENORI-ON con i suoi visual sbalorditivi, e il monome per lavorare sui beats. A volte ho fatto un intero set con il solo TENORI-ON. A volte è stato pre-programmato in parte, a volte sono partito da zero. Ho fatto una serata fantastica seduto su un divano e la gente intorno, mentre jammavo col TENORI-ON. La risposta è stata incredibile.

Uno degli aspetti più criticati del TENORI-ON è il fatto che sia immediatamente riconoscibile, e dunque tutti finiranno per suonare allo stesso modo. La caratteristica di sampling aiuta ad evitare questo, o la cosa non è un problema per te?
Beh, è vero che tutto potrebbe suonare molto simile, anche usando gli effetti inclusi sarebbe facile riconoscere il TENORI-ON. Sono suoni presi dal Motif e molto basilari. Certo, ci sono dei suoni carini, ma io ne butterei via la metà per poter fare spazio a più user samples. In quel modo la macchina funzionerebbe nel modo che piacerebbe a me, come un controller davvero unico per i tuoi suoni. Ho due video su YouTube dove uso dei miei samples con la funzione random del TENORI-ON e i risultati sono interessanti. Altri video che ho fatto non suonano affatto come se fossero fatti col TENORI-ON, ma questo perché ho utilizzato solo i miei samples. Ho fatto altri video utilizzando i suoni interni e sono stato criticato in rete per il fatto che avevano tutti quei suonini tipo campanellini anni 80, dunque direi che dipende da come lo usi, come con ogni altro strumento musicale.

Ci puoi dire qualcosa di più circa l'integrazione di queste macchine con una DAW e con gli strumenti virtuali?
Come detto uso il monome per controllare altri vst, sto lavorando ora su alcune patch customizzate e modificandone altre esistenti, come Krypt e Vectory. E' molto facile da usare visto che sfrutta i protocolli Osc e MIDI.
Per quanto riguarda il TENORI-ON, ha dei seri limiti per me per il tipo di dati che invia e riceve. Può essere regolato come slave e dunque sincronizzato ad una DAW. L'ho fatto con Cubase in modo che suonino allo stesso tempo (riceve il midi clock da Cubase), comunque mandandogli segnali puoi solo sfruttare i suoi suoni, non le luci come speravo fosse possibile (a meno che non ci sia un sistema che per ora ignoro). Ho bisogno di passare altro tempo col TENORI-ON per cercare di aggirare i suoi limiti, mi piacerebbe averlo come controller. Per ora funziona meglio come strumento, per me. Comunque manda segnali midi ed è molto divertente per controllare synth virtuali o hardware.
Se poi metti monome e TENORI-ON insieme, le cose diventano interessanti. Ho usato per esempio il Bounce mode rallentato sul TENORI-ON, l'ho sincronizzato con Cubase dove girava Reaktor 5 con Kript che suonava dei beats, e facendo passare quest'ultimo attraverso Glitch.

Finiamo con un classico: quale dei due ti porteresti su un'isola deserta (ok, ti lasciamo portare anche il laptop!)?
Uhm, difficile questa. Ora ti direi il monome, comunque se il TENORI-ON migliora riguardo i suoi limiti, magari con la versione 2, allora mi puoi venire a prendere e facciamo un cambio!


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mercoledì 5 dicembre 2007

Antares Harmony Engine

UPDATE: Leggi anche l'intervista fatta con Marco Alpert, dirigente Antares.

In questi ultimi mesi uno dei plug-in più stimolanti che mi sia capitato di provare è Harmony Engine di Antares. Non so come mai, ma gli armonizzatori vocali mi hanno sempre molto affascinato, e visto che in campo software questo tipo di prodotti è una rarità non potevo farmi sfuggire Harmony Engine. Si tratta di un armonizzatore "intelligente" che lavora in tempo reale, e questo lo rende molto meno cervellotico e più adatto ad una sperimentazione creativo/intuitiva.
Allo stesso tempo però è un software molto complesso e che si presta ad usi molto differenti; pur avendo un'interfaccia chiara e piacevole, la lettura del manuale (scritto molto bene!) è imprescindibile per sfruttare tutte le potenzialità.
Harmony Engine è in grado di produrre quattro voci di armonia (volendo ciascuna con un proprio output), con controlli individuali per tutta una serie di parametri quali pan, vibrato, tipologia di voce, etc.
La forza del software sta nelle diverse modalità offerte all'utente, ben cinque: intervalli fissi o per scala, definizione per accordi, controllo degli accordi via strumento MIDI, MIDI omni, singoli canali MIDI.
Si può dunque usare Harmony Engine con una sorta di pilota automatico, oppure controllare fino al singolo evento. Ci sarebbero molte altre cose da dire, ma visto che si può anche scaricare un demo del plug-in, forse è meglio provarlo in prima persona.
Non vi aspettate però un software che faccia magie: la qualità della sorgente sonora e la sua intonazione sono essenziali affinche' Harmony Engine faccia bene il suo lavoro. Poi un saggio uso dei parametri interni permette di migliorare molto i risultati, e magari all'inizio ci vorrà un po' di tempo. Un altro consiglio: oltre alla lettura del manuale, una volta installato il demo può essere utile anche dare un'occhiata alle song di esempio, che mostrano concretamente come può essere utilizzato il plug-in all'interno della vostra DAW.
Come dicevo all'inizio, a me questo tipo di strumenti non interessa tanto per cercare un realismo assoluto, quanto per quel feeling uomo-macchina che viene fuori. E sono davvero contento che esista qualcosa come Harmony Engine, il che mi evita di dover acquistare e gestire più o meno complessi e ingombranti prodotti hardware!

Piattaforme: OS X e Windows,
Formati: plug-in VST, RTAS e AU.
Prezzo: 349 €
La distribuzione in Italia è di Midiware.

giovedì 10 maggio 2007

Riscoperte: Soniccharge Microtonic

UPDATE: leggi anche l'intervista con Magnus Lidström, il creatore di MicroTonic.

Questo sarà il primo di una serie di articoli dedicati a prodotti che sono già in commercio da un certo periodo di tempo, ma che per un motivo o per l'altro vale la pena (ri)scoprire e/o approfondire.
Iniziamo con µTonic (si pronuncia MicroTonic), nato dalla mente di Magnus Lidström. Il tizio in questione si era già fatto notare un pò di tempo prima per aver creato Malström, il celebre synth presente in Reason.
Magnus crea successivamente una sua piccola software house, SonicCharge e rilascia nel dicembre 2003 la prima versione di MicroTonic (solo formato VST, per PC).
Si tratta di una drum-machine interamente basata su sintesi (niente samples, per capirsi), a cui e' unito un pattern sequencer a 16 step. L'idea non e' innovativa, ma come spesso capita non è tanto l'idea quanto piuttosto il modo e l'approccio con cui essa viene portata avanti, a determinare la reale qualità del prodotto finale.


Nel caso di MicroTonic l'approccio di Magnus Lidström è in un certo senso simile a quello di un interior designer post-moderno: less is better, dunque minimalismo e funzionalismo tipicamente nordico.
Una estrema attenzione alla qualità e ai dettagli, niente fronzoli.
Una filosofia diversa da quella di molte altre software house, che cercano costantemente di stupire con effetti speciali, miriadi di funzioni e opzioni spesso destinate a non essere mai utilizzate.
Dicevamo che MicroTonic non rappresenta certo una novità, eppure in esso tutto è uguale e tutto è diverso.
Il design si distacca dai cliché del settore, sia nei colori che nelle forme, e la qualità sonora pone il prodotto diverse spanne sopra il mucchio selvaggio di virtual drum-machines wannabe presenti sul mercato; secondo il parere di molti utenti siamo a livelli delle migliori macchine hardware, e non è un complimento da poco visto che si parla di un software fra l'altro a basso prezzo (attualmente 89$ + iva).
Nel frattempo si susseguono vari aggiornamenti fino ad arrivare al rilascio della versione 2.0.2, a metà 2006, che rende finalmente compatibile il plug-in con la piattaforma AU (fra l'altro già come Universal Binary).
MicroTonic diventa così, fra le altre cose, un complemento ideale anche per i possessori di Logic Express. E per gli utenti di Logic Pro, vale la pena, chiederete voi?
In effetti probabilmente molti possessori di Logic Pro hanno snobbato il prodotto in questione, vista la presenza di Ultrabeat; eppure potrebbe bastare un breve uso della demo di MicroTonic per far loro cambiare idea. Certo, Ultrabeat è un gran bel software, dalle grandi potenzialità e via discorrendo.
Il punto è che MicroTonic è semplicemente troppo più divertente e immediato. I preset sono tanti e coprono un ampio arco di possibilità (per gli utenti registrati è possibile scaricarne molti altri dal sito), e creare i propri suoni è davvero molto semplice. E' possibile con altrettanta semplicità controllare via midi lo strumento, registrare le automazioni, impostare il plug-in in modalità multichannel, etc.
E poi ci sono quei dettagli che non ti possono non far innamorare; la copy protection è assolutamente non invasiva (un seriale), il demo e' completamente funzionante e solo ogni tot. minuti il suono sfuma in maniera soft per lasciar spazio ad una sorta di reminder pubblicitario che è un gioiellino di creatività. Per chi poi non si accontentasse del download, esiste la possibilità di acquistare il software in un box dedicato (giusto per dare un altro tocco di coolness!), chiamato Tin Tonic, che contiene un dispositivo di memoria USB (ovviamente riutilizzabile).


E ancora, date un'occhiata alle f.a.q. sul sito, sono irresistibili!
Il mio consiglio è: fatevi un MicroTonic, fa bene alla salute (oltre che alle vostre song!)...

p.s: il buon Magnus è attualmente impegnato, insieme ad un team di altre persone (sotto il nome XLN Audio) su un altro plug-in, da poco pubblicato: Addictive Drums. Ne riparleremo sicuramente...